Chi vive e lavora nella Granda lo sa: il tempo dei grandi fumi che avvolgevano le colline a fine inverno sta sparendo. Non è solo una questione di abitudine, ma di regole che si sono fatte molto severe. Tra le norme della Regione Piemonte sulla qualità dell’aria e il decreto legislativo 152/2006, bruciare ramaglie e succhioni nei noccioleti è diventato un rischio che non vale più la pena correre.
Diciamoci la verità: oltre al pericolo di incendi, restare ore a sorvegliare un mucchio di rami che bruciano è un furto al tuo tempo. La soluzione che molti professionisti a Pianfei e dintorni stanno adottando è il passaggio alla triturazione meccanica. Non è solo un modo per evitare multe salate, ma un sistema per far rendere meglio la tua terra.
Perché smettere di bruciare e passare al biotrituratore
Abbandonare il vecchio metodo del fuoco porta tre vantaggi immediati che si vedono già a fine stagione:
- Ti metti al riparo dalle sanzioni: le multe per chi brucia scarti vegetali fuori dai periodi consentiti o in modo illecito sono pesantissime. Usando un biotrituratore, trasformi quello che prima era un “rifiuto” da smaltire in un sottoprodotto utile.
- Fai del bene al terreno: il materiale sminuzzato restituisce sostanza organica ai filari. Nelle Langhe e nel Monregalese, questo strato di legno sminuzzato (il mulching) aiuta a trattenere l’umidità durante le estati secche, proteggendo le radici dal calore.
- Lavori in sicurezza: eliminare le fiamme significa eliminare il rischio che un colpo di vento improvviso porti il fuoco nel bosco vicino o sulla proprietà del vicino.
Cippatore o biotrituratore: cosa serve davvero nel cuneese?
Spesso in negozio ci chiedono quale sia la differenza. Sembrano macchine simili, ma il risultato cambia molto:
Il Cippatore (a disco o tamburo)
È la macchina ideale se hai molto legno “pulito” e rami di un certo diametro (anche fino a 10-15 cm). Produce scaglie regolari e pulite, il cosiddetto cippato, che è perfetto se hai una caldaia a biomassa in azienda o se vuoi vendere il materiale come combustibile.
Il Biotrituratore a martelli
Questa è, secondo me, la scelta più indovinata per chi coltiva nocciole. I martelli non tagliano solo il legno, ma lo sfibrano. Questa azione è fondamentale per gestire i succhioni verdi, le foglie e quei rami che spesso sono sporchi di terra dopo la potatura. Essendo sfibrato, il materiale si decompone molto più velocemente una volta a terra, diventando concime naturale in tempi brevi.
La forza della presa di forza (PTO)
Se hai un trattore compatto, magari un Kubota serie B o LX, non ha senso complicarsi la vita con piccoli motori a scoppio indipendenti che richiedono manutenzione extra e spesso faticano sui rami più duri.
Un biotrituratore collegato alla presa di forza (PTO) del trattore sfrutta tutta la coppia della macchina. Questo ti permette di lavorare ritmi molto più alti e di gestire rami anche di 8-10 cm senza che la macchina “tiri il collo”. Per le pendenze che abbiamo qui, un modello portato è la soluzione più agile: lo attacchi ai tre punti e arrivi ovunque, anche dove il terreno è scosceso.
Un consiglio tecnico: se devi triturare prevalentemente rami fino a 90 mm, una potenza alla PTO tra i 20 e i 30 CV è più che sufficiente per lavorare in scioltezza senza sprecare gasolio.
Trasforma lo scarto in una risorsa per l’azienda
Non aspettare che arrivino i controlli per cambiare metodo. Investire in un sistema di triturazione significa pulire il fondo in meno tempo e ridare nutrimento naturale al suolo, senza contare la tranquillità di non aver più a che fare con fiamme e fumo.
Vieni a trovarci a Pianfei, in via Cuneo 24. Possiamo guardare insieme il tipo di potatura che fai di solito e capire quale rotore (a coltelli o a martelli) è più adatto al tuo trattore e alle tue piante.
👉 Scopri i modelli di cippatori e biotrituratori pronti per il tuo noccioleto
